Il treno stava arrivando a Bologna e S. si sentiva bene. Era contenta. Da anni non provava questo banalissimo, goffo stato d’animo. Si sentiva in pace con se stessa. E’ curioso come l’essere umano non sia preparato alla felicità, un concetto astratto, di significato incerto e di enormi aspettative. Cosa bisogna fare nei momenti in cui si riesce a raggiungerla? Come bisogna comportarsi affinchè questa incredibile soddisfazione si prolunghi nel tempo? Compiere esercizi yoga per catturarla? Assumere sostanze stupefacenti per distrarla? Fare l’amore per esaltarla? Bere acqua per diluirla? Suicidarsi per non perderla mai più?
e anche se spesso le felicità di coppia finiscono così:
direi che in “Smog” , Paolo Zagari, riesce a raccontare una storia, finalmente, in maniera diversa. Insomma…consiglio per l’ombrellone.
viverla. punto!
dice quello “happiness is a journey, not a destination”, quindi (come si dice a roma) nun te ce abbitua’ e vivila come viene :- )
ecco, per come sto in questi giorni… avrei potuto scriverlo io… si può arrivare quasi al punto di stare “male” perché si sta “bene”? boh…