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Archive for 11 novembre 2006

stasera

Ca4t236v se l’immagine non è evocativa, allora

guardatevi questo.

e se ancora non l’avete capito, ve lo dico io:

stasera

cucina indiana per tutti

…che non si dica che non vi aggiorniamo sui nostri spostamenti.

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Il sabato del villaggio

Come ogni sabato mattina sono di ramazza; e ramazza ramazza mi é venuto in mente di rassettare sopra il mobile.
Giammai! Perché se certe scatole sono lì sopra, da anni, un motivo ci sarà.
Tra botte di malinconia e bucato sono ancora qui, a cercare di rimettere a posto tutti (o quasi) i miei ricordi…
e in fondo penso… certi ricordi é meglio averceli che no!
Mejofiore sommersa tra le carte

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quella sottile linea

Il confine del mondo, l’uomo antico l’aveva trovato, e si accontentava benissimo di stare in quello che aveva sotto i piedi,

Il confine del mondo, l’uomo moderno non riesce a trovarlo, e non  si accontenta neppure di stare in quello che ha per aria.

Il confine dell’inspiegabile era stato imposto anche agli dei, si chiamava Fato, oggi esiste sempre un altro dio cui rivolgersi.

Il confine. Dove trovarlo?

È come una caccia al tesoro, in cui la mappa è senza coordinate, puoi guardarla da qualsiasi parte. E non dipende da come la orienti, perché la freccia del nord non è indicata.

E allora forse non sai dove trovare il confine, tra l’acqua troppo calda e quella troppo fredda, tra il troppo dolce e il troppo amaro, tra il troppo alto e il troppo basso, tra quello che c’è ancora da dire e quello che non si trova più…

Non so dove finisce il confine tra le colpe che hanno gli altri, e quelle che invece, agli altri, vengono indotte da te, da come guardi la mappa, quando incrocia le loro vite

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L’amico di famig(g)lia

–          Papà ma chi è quello?

–          È un amico di famiglia

–          Ma non l’ho mai visto! Quell’uomo ti presta soldi vero?

Soldi per il mio matrimonio.

–          si ci sta aiutando per il tuo matrimonio

–          ma io non sono né vergine, né bambina. Tu fai questo per me, ma io non lo voglio un matrimonio così.

–          Lo voglio io, perché non voglio più essere umiliato, perché nella vita ho preso io tutte le umiliazioni che erano destinate a te.

Questo è, più o meno, parte di un dialogo de “l’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino.

Oltre a questo il film è: umiliazione, disgusto, nausea, una busta di plastica che dondola, un’andatura esasperante, il purè, i gianduiotti, un amore distorto, il country, una madre inferma, un gabbato impunito.

È un frase terribile: perchè sei così? Perché ho trascorso un’infanzia felice

Se un film crea questa concatenazione di pensieri, parole e sentimenti, è anche un film che riesce.

Anche, non del tutto.

Perché in un film che riesce del tutto, non chiedi anche, “ come siamo arrivati fin qui?”, “ Ma perché, è così misogino Sorrentino?”

Ci sono personaggi che rimangono appesi, un papà, una vecchia, un marito idiota.

E’ un po’”non posso dire che mi sia piaciuto da matti, ma neanche che mi sia dispiaciuto”.

Una cosa è certa: il vecchio Geremia non è un amico di lafamigglia!

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