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Archive for gennaio 2007

camminando

di fretta
hai da fare
è tardi
c’hai messo un’ora a uscire
inciampi.
niente buccia di banana però
inciampi
in qualcuno che non vedi da anni,
in qualcuno che prima vedevi spesso,
che è stato anche amico tuo, un pò.
ci inciampi
in un tranquillo e uggioso lunedì.
Che ti fa piacere averlo incontrato
gli diresti tante di quelle cose…
tante, che non sai che dire
a parte che in testa hai un cappello a righe col pon pon!
gli diresti…
ma non gli dici che sciocchezze
che lui neanche lo sa
tutti i ricordi che si porta dietro
non i suoi, che quelli gli restano,
ma i tuoi,
non ne sente il peso lui.
talvolta neanche tu lo senti più.
talvolta si.
un pò.
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paralareparlareparlare

L’ho letto ieri sera:

A forza di ripeterle le parole a poco a poco perdono il loro significato

E pensavo che forse come dice Guccini è vero

che  a parlare, parlare, parlare,quasi a parlarsi addosso

per raccontare e poi farsi raccontare

le frasi magari diventano innocenti e mute

simili a  quelle di due vecchi che , coi loro discorsi, non fanno altro che

rincorrere il tempo dietro ,

disegnando situazioni poi non sono così diverse da tanti nostri film.

(magari di quei film che in due sciocchezze ti commuovono

che raccontano di sogni senza tempo, di impressioni di un momento).

Certe parole le dici, per non parlare

d’amore, di morte e di altre sciocchezze,

le dici solo per ascoltare il suono del parlare

di qualcun altro che invece resta zitto,

o che invece tu non riesci ad ascoltare.

Le dici solo  perché nella testa forse

hai frasi vuote ma il cuore di simboli pieno.

In fondo alcune delle parole che dici

sono quelle di un libro scritto male,

e diventano solo qualcosa che non resta.

Anche perché talvolta

non c’è proprio niente di cui parlare.

Si ringrazia il Sig. Francesco Guccini, e le sue “Incontro” e “Vorrei”, che venerdì sera, hanno deliziato le nostre orecchie, di cui io, oggi, mi sono indebitamente appropriata.

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lui si che era uno

lo immagino in un angolo,

se fosse ancora qui,

rannicchiato da una parte,

ad osservare con i suoi grandi occhi un mondo

che di certo non gli sarebbe piaciuto.

perché era così, mi dicono.

riservato e divertente.

silenzioso e arguto.

una bella anima pensante.

che è andato via quaranta anni fa.

troppo presto.

ed è strano come a volte ti manchi tanto

chi in realtà non hai mai conosciuto.

.

.

Ciao Luigi, ciao.

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A priori

La schiuma dei giorni di Boris Vian è un libro che parla di:

una casa che si rimpicciolisce

di una ninfea che non lascia respirare

di un topo suicida

ma anche di molto altro

parla di un grande amore

di lavoro

di fabbriche

di collezionismo esasperato

di gioia,

di felicità

di morte.

Parla della musica di Duke Ellington e di una montagna di leccornie da mangiare e immaginare

È un libro tragicamente bello.

Vi stupirete. Tutto ciò che in questo libro è mirabilmente descritto, vi apparirà naturale e possibile, senza sforzi di fantasia.

Entrerete in un mondo dove un anello di fidanzamento non potrà non essere fatto altro che di baguette,e dove suonandolo dal vostro pianoforte, verranno fuori, alcolici adatti all’atmosfera.

Niente è impossibile..nei libri e nelle storie che ci raccontano..

questa è una vecchia storia del 1948.

e se come diceva Vian, nella vita è essenziale dare giudizi a priori su tutto..voi a priori fidatevi!

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colori

Il colore del giorno può essere grigio, come il cielo di quando mi sono alzata

(che adesso è blu…perché cambia..il cielo!).

Ma anche verde come il colore della maglia che indosso

(potevo non avere qualcosa di verde a coprirmi?)

e se invece fosse quello della radio che sto ascoltando

e che mi fa compagnia?

magari è quello del libro che ho sulle ginocchia,

che però non è un romanzo.

può essere quello dei miei occhiali,

che sono ancora opachi di sonno.

nero/marrone come quello dei caffè che ho bevuto fin qui.

Quello della lavatrice che devo stendere,

o quello del costume che indosserò stasera.

Può essere chiaro o scuro a seconda della sigaretta che sto fumando

Il colore di un giorno,

quello di oggi,

Ma  qualche anno fa

Il 25 gennaio 1939.

Il giorno in cui nasceva Giorgio Gaber,

quello

che pensava che la libertà non fosse stare sopra un albero…

Chissà qual era il suo colore preferito

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il mio pomeriggio

Immagine_001 che non sarà bella,

non sarà buonissima

ma è la prima della mia vita!

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adomandarispondo

come un laconico pomeriggio metropolitano
può assumere d’imporvviso un aspetto diverso?
quando trovi per caso la colonna sonora di un film
che si chiama un pò come te,
che lo sapevi che era ben fatta
ma non ricordavi che fosse così bella…
e allora pensi che magari un sorriso arriva in un minuto anzi in
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