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Archive for giugno 2008

parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commossA
.

è Guccini, ma anche no.

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Cara Loisetta,

 
Buon compleanno…
 
e insomma, da ieri sera questi gli eventi:
 
mezzanotte a brindare sull’autobus
il msg di buon compleanno in notturna di titella (e non puoi poi non credere a Rocky…tutto il mondo può cambiare)
il tuo arrivo in ufficio con cornettini, occhiali e vestitino bon ton (anni e anni di letture di Grazia e Amica da matteo ci avranno
pure lasciato qualcosa, no?)
il post auto-regalato
il libro sui numeri primi (o i primi numeri??…vabbè)
noi qui in ritardo catastrofico con gli auguri, ma sempre tutte insieme…un pò come Occhi di gatto (oddio, proprio la vista non il nostro
senso distintivo e ora più che mai)    
 
  
ecco, per essere solo mezzogiorno – devi ammetterlo – un avvio davvero niente male

auguri ad un capolavoro meravigliosante intricato

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Stai benissimo disse la madre. Non ci voglio andare, frignò il bambino. Invece ci andremo, e smettila di piangere! l’aveva vestito da Biancaneve. Alla festa di carnevale c’erano tre Superman, uno Zorro e molti Cowboy. E poi c’era lui, Biancaneve. Gli altri lo tormentarono tutto il pomeriggio. Bambini, non picchiate Samanto, disse la madre di Zorro. Poi si rivolse alla madre di Samanto. Non è stata una buona idea vestirlo così, le disse. Volevo tanto una bambina, rispose lei*.

 

E invece lei nacque, bambina, 32 anni fa e non vestì mai i panni di Biancaneve. Crescendo, pianse a dirotto quando le portarono via quel suo Zorro gigante, compagno di culla, si innamorò prima, perdutamente di un cartone di nome Andrèe, e poi definitivamente di un tizio che lei chiamava Clark ma gli altri Superman… sognò sempre di essere una principessa per il tempo di una favola.

Non picchiate Samanto, disse la madre di Zorro, auguratele buon compleanno…oggi.

 

*La storiella è sempre presa da qui.

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musica da camera

Dry your whining eyes
I’m just roaming for the moment
Sleazin’ my back yard so don’t get so uptight

(E asciuga i tuoi occhi piagnucolosi (!!!!!)
Per il momento sto soltanto girovagando,
Potando il mio cortile, perciò non essere così tesa)

To try and slag me down because I know I’m right
So go do what you like
Make sure you do it wise
You may find out that your self-doubt
means nothing was ever there

You can’t go forcing something
if it’s just not right

(Puoi provare a dissuadermi perchè so di aver ragione

Quindi vai, fai quello che ti pare
Sii certa che lo farai in modo saggio
Potresti capire che i tuoi stessi dubbi non significano
Che niente è mai stato lì
Non puoi continuare a forzare qualcosa se non è proprio giusta)

che a me proprio mi piacciono i Green Day!


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monocola

Io per oggi ne ho solo uno

Ricompensa a chi mi trova l’altro,

diottrie richieste: –5.

Grazie.

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niente giubba ..che è caldo assai

Canio ha appena scoperto che sua moglie lo tradisce, e l’altro, a onor del vero, si chiama Silvio (che uno già da lì lo doveva capì, che c’era poco da fà) …ma prima il dovere e poi il piacere, c’è il salario da buscare e lo spettacolo da continuare.

Canio va in scena:

Recitar! Mentre preso dal delirio
non so piu quel che dico
e quel che faccio!
Eppur, e d’uopo sforzati! Bah
sei tu forse un uom? Ah! ah! ah!
Tu se’ Pagliaccio!
Vesti la giubba e
la faccia infarina.
La gente paga e rider vuole qua.
E se Arlecchin t’invola Columbina,
ridi, Pagliaccio e ognun
applaudirà!

Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e ‘l dolor.
Ah!
Ridi Pagliaccio, sul tuo amore infranto!
Ridi del duol che t’avvelena il cor!

Ecco cosa succede quando un corridoio incontra un tavolo. Il pagliaccio ha riso, alla fine non ha ucciso nessuno. Silvio s’è salvato.

Un altro non si è salvato. Pagliaccio s’è esibita e il corridoio le ha pagato il piatto sul tavolo, che se Parigi val bene una messa, una messa in scena val bene un tavolo che ride.

E il sipario si chiude.

pa

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16orequasiemezza

un magnete, un fuoriorario, un biglietto del treno, una cena saltata,100 sigarette, le virgole, gli spazi, rigoletto e l’orchestra filarmonica dell’est, recitare come un rosario, la voce che ti va via, le gambe, il vestito, i capelli da rapare, il caffè, l’intestino, la pesca, l’asciugamani e l’acqua calda, la finestra chiusa, il telefono, il mal di testa, il fatto che non ne parli, il  latte, mi compri il latte?, in rainbows dei radiohead, lo shuffle sull’ipod, la lavatrice, i panni scuri, e quelli chiari?,il mal di pancia, ancora? e basta!,il telefono, il bar quello figo, grazie della bibita, san giovanni e zia giovanna, la mia, tanti auguri, le sigarette, quelle di sopra, sempre 100, il libro, quello bello, ne devo scrivere, la valigia sul letto? no a terra, da posare,è finito l’accendino.e le sigarette?

i toto

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