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Archive for aprile 2009

Gone with the wind.

da bambina guardando Via col vento, sognavi di indossare quel cavolo di vestito verde che lei usa al pic nic alle Dodici Querce.

da adolescente
guardando Via col vento, continuavi a sognare un pò meno il vestito e un pò di più Rhett Butler e quel bacio vorticoso al bivio di Tara.

da giovincella guardando Via col vento, cominciavi a pensare che il vestito era sì bello, ma insomma era un pò troppo largo di fianchi, e anche Clarke Gable uhmmmm, che orecchie, ma poi era vero che gli puzzava l’alito???

da adulta guardando Via col vento pensi, che insomma, almeno un giro con quel vestito te lo faresti, capisci che gli uomini come Rhett Butler che poi si innamorano di te per sempre non esistono, che anche tu vuoi una sottoveste di taftà (!) rosso, che gli occhi non ti diventeranno mai verdi come quelli di Rossella…

…però confermi a te stessa una cosa, che se davvero hai imparato da bambina che tutti quelli che hanno una O apostrofata nel nome, vengono da lì, lì, se ci vai, gli occhi ti diventano verdi davvero, per magia indotta…e il verde resta sempre il tuo colore preferito.

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‘Cause all I ever have

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verde.

Il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e luce
Il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce
Il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù
Ti annega di verde e ti copre di blu
Ti copre di verde e ti annega di blu

…Mi copre di verde e mi annega di blu…
Lo farà presto.
Già da domani.
Se davvero ci sono lassù i miei occhi miopi,
io non mi perdo, lo so,
non mi sono mai persa, non comincerò a farlo adesso….

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una verità

…chi è tirchio col danaro
è tirchio pure di sentimenti…
..che insomma io, l’essere taccagni, è proprio una cosa che non sopporto!!!
insomma:
la versione scostante dell’essere umano che non aspettavo

*Max Gazzè per chi ne ha modo stasera in concerto a Roma…a me è sempre piaciuto! 😉

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Fuochi nella notte.

A fare un punto sul terremoto ci stanno pensando i giornali, i tg, le radio,
ci stanno un pò pensando tutti, chi ha amici in Abruzzo, chi non ne ha.
Ci sta pensando il governo, chi dice troppo, chi dice per scena, io non voglio entrare nel merito, non ora non qui come canta una canzone,

ci sta pensando la protezione civile, i corpi militari, ci stanno pensando tutti, papa compreso.
Forse non è neanche giusto che ci pensi un blog, ben altre firme ne hanno già scritto nei loro blog,

io al massimo firmo la mia carta d’identità, ma sarebbe folle dire che non ci ho pensato.
A onor del vero non penso ad altro da giorni, forse perchè un terremoto

che ha devestato vite umane e vite quotidiane, mi dato la dimensione della precarietà.
che non è giusto, forse non è attinente, ma il terremoto mi parla del senso della vita.
Un cassetto con le mutande riposte in fila in una casa sventrata, una chitarra a metà,

un cartello di buon compleanno appeso alla parete…oltre alle centinaia di bare in fila…
la caducità di quello che siamo, di quello che viviamo, delle cose che ci affanniamo ad accattastare…

non che da oggi o da una settimana oggi, si debba cominciare a vivere di niente…

ma una cosa mi è chiara, anche ovvia se si vuole, ma più chiara.
amate, moltiplicatevi o usate il preservativo,
ma davvero…non fatevi trovar mai soli dalla caducità che viene a bussare alla vostra porta.
Uno sforzo, una telefonata, un quello che vi pare,

ma al dondolio del lampadario, qualcuno da cui correre…da domenica notte, mi appare essenziale


Quietami i pensieri e il canto e in
questa veglia pacificami il cuore
Così vanno le cose, così devono andare
Così vanno le cose, così devono andare
.

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In viaggio, sto per arrivare. Comincio a pensare al da farsi. Lo chiamo per avvisarlo, gli farà piacere. Però, è un orario del cavolo, sarà ritornato da poco dalla pausa pranzo e si sarà gettato a capofitto nel lavoro del pomeriggio.
Ok, gli mando un sms, deciso.
Mmm, che diamine, un freddo sms…no. La devo smettere di dare troppo valore ai messaggi, vuoi mettere la forza della voce?
Uff…il fatto è che mi scoccia disturbarlo e soprattutto mi scoccia se va a finire che lui con aria indaffarata mi risponda “Ah, ciao, sei tu? Posso richiamarti io tra un po’?”. Sento un filo di mortificazione quando succede così: razionalmente mi rendo conto che può essere che lui – TROVANDOSI A LAVORO – sia impegnato e non abbia tempo di chiacchierare con me, ma intimamente è come una piccola ferita che nelle ore successive mi smorza tutto il coraggio e lo slancio della giornata.
Che faccio, che faccio…sono quasi arrivata. Possibile ci metta tanto per prendere una decisione così stupida? La stupida sono io. Lo chiamo.

“Ciao, come va?”
“Ah, ciao, sei tu? Posso richiamarti io tra un po’?”

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Gentile Sig. Aspesi,

comincerò facendo una premessa così ampia, ma doverosa, che probabilmente rischierà di farle apparire il seguito di questa lettera, come superfluo, logorroico e gistificazionista, almeno di me stessa.

Comincerò dicendole che, non ho votato per nessun popolo della libertà, non ho particolare simpatia per Renato Brunetta, che trovo tra le altre cose brutto come uno dei topi di Ratatouille (che comunque la si pensi, i topi in cucina mi fanno schifo), non trovo nemmeno particolarmente lodevoli le sue battaglie antifannulloni, contesto, e spesso, anche i suoi modi così “pratici” e poco cordiali di dire le cose, da novello Cicerone de’ noarti.

Detto questo, comunque le si voglia guardare, non trovo così terribili le sue affermazioni, sulle impiegate, statali e non, che durante l’orario di lavoro, vanno a far la spesa.

Lei, Sigora Aspesi, nell’articolo citato, scrive “perchè la spesa qualcuno deve pur farla, e chissà come, 9 volte su 10, tocca a loro (le donne)”.

Già tocca a loro, tocca a me.

Non sono ahimè impiegata statale, ma impiegata, in dirittura d’arrivo nel privato, leggasi “precaria”, non sono mamma che porta i figli a scuola, ma, e forse lei si stupirà, esco di casa dopo averla rassettata, e, in un grande città, impiego più tempo io per andare, munita di regolare abbonamento atac, in ufficio, che una mamma, di Bassano del Grappa o di Barcellona Pozzo di Gotto, a portare 7 figli a scuola in 7 scuole diverse.

Anche io trovo, o devo trovarlo, il tempo di pagare le bollette, chiamare l’idraulico, in una casa che ha 60 anni, non mia, dove il cesso si guasta un giorno si e l’altro pure, stiro, faccio girare l’ingranaggio domestico, in una casa con 2 coinquilini maschi che potrebbero vivere come uomini delle caverne, tanto a loro la cosa non arreca il minimo disturbo. Si stupirà, sono io a far la spesa, quasi per tutti, si stupirà ancora, sono io a far la spesa, FUORI, e dico FUORI, dall’orario di lavoro, full time, molto full.

Non so se il ministro, come lei suggerisce mi abbia mai seguito, sbattermi da una parte all’altra della grande città (legga Roma), per uno stipendio che lei definisce da fame, e che lo è (e che soprattutto, è un stipendio che oggi c’è e domani no), mi chiedo però, e lei? lei Signora Aspesi, vuole seguirmi per un paio di giorni?

Dal suo articolo, mi è sembrato, probabilmente sbaglio, di percepire una certa indulgenza per le massaie in finta carriera (finta perchè, magari ha ragione lei, spesso non è loro consentito di farne una vera), “costrette, obbligate, precettate” a far la spesa solo, o anche, in orario d’ufficio, adducendo a giustificazione che è sì, “disdicevole lasciare il lavoro per andare al supermercato“…ma visto che non siamo in Svezia, allora una in qualche modo ‘sta minchia di spesa si dovrà pur farla.

Si stupirà, io invece, trovo disdicevole, per usare un suo aggettivo, vergognoso, per usarne uno mio, che si avalli una tesi del genere.

Facciamo vite d’inferno e anche no, siamo stressate, cariche di commissioni e sensa nessuna certezza del domani, io però la spesa la faccio SOLO dopo la timbratura del cartellino, sempre, e conosco, non so lei, ma io si, decine di donne che fanno altrettanto, magari arrivando a casa, trafelate, stanche, isteriche, ma anche no(meraviglia!!!!) però con la consapevolezza di aver lavorato in piena coscienza, pure oggi, per lo Stato (chi ne ha modo), per il proprio datore di lavoro privato, per se stesse, e volendo per le loro famiglie.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…sul lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici oneste.

L’aspetto a cena, troverò pure il tempo (SOLO dopo la timbratura) di farmi la messa in piega e di indossare un bel vestito per accoglierla.

Cordialmente.

N. B. a chi volesse aiutarmi, non ho trovato l’indirizzo mail della signora Aspesi, chi ci riesce, per piacere, me lo mandi, in forma anche non privata a loislane1976@hotmail.it

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